10 VIDEOGIOCHI DA DIMENTICARE

Claudio Tarantino 13 Gennaio 2020

10 VIDEOGIOCHI DA DIMENTICARE

I videogiochi sono ormai entrati a far parte a pieno titolo del mercato dell’intrattenimento, muovendo budget e masse non indifferenti, ma quali sono i 10 videogiochi da dimenticare?

Ecco per voi, una selezione dei 10 videogiochi da dimenticare!

Big rigs, 2003

Big Rigs è una specie di autorità, forse una leggenda, nel campo dei videogiochi fallimentari. Un prodotto sviluppato così, tanto per aggiungere un titolo ad una libreria già scarsa della casa di produzione ucraina Stellar Stone. Il gioco si presenta come un normalissimo gioco di corse tra tir ma, una volta avviato, le sorprese sicuramente non scarseggiano.La svogliatezza degli sviluppatori si percepisce da una lunga serie di dettagli. In cima alla lista il problema più evidente, ovvero gli avversari. Completamente immobili. In poche parole, in questo gioco non si può perdere, si vince sempre. In secondo luogo, quello che emerge è il resto, ovvero la totale assenza delle collisioni negli ostacoli presenti nelle mappe ed il fatto che andando in retro, si fossero dimenticati di mettere dei limiti di velocità. In sostanza, in retro l’accelerazione è infinita e si può raggiungere la velocità del suono, uscendo anche dalla mappa.

Anarchia totale, neanche buono per essere messo in un’ipotetica lista targata “so bad is so good”.

ET, 1982

Secondo molti, la parte migliore di questo videogioco è la schermata iniziale, ma di cosa stiamo parlando? Di solito, nell’industria videoludica, quando uno sviluppatore riesce ad aggiudicarsi i diritti di un film per fare un gioco, si punta al massimo successo. Non è il caso di E.T. , il videogioco probabilmente più brutto della storia. Nel suo anno di uscita (1982) fu distrutto dalla critica, annichilito dagli utenti, questa creazione non solo rischiò di far fallire l’azienda che l’ha sviluppato, Atari appunto, ma influenzò negativamente l’intero mercato videoludico, già in grande difficoltà a causa dei limiti tecnici dell’epoca. Il gameplay è impraticabile, la grafica è orribile e non c’è nessun collegamento con la storia se non la vana raccolta dei pezzi di un’astronave. La storia vuole che Atari fu costretta a seppellire tutte le copie invendute (insieme ad alcune copie di pacman) nel deserto dell’Arizona.

Goat simulator, 2014

Sviluppato dalla casa svedese Open World, Goat Simulator nasce come parodia in risposta alla valanga di simulatori rilanciati sul mercato dai primi 90 fino ai giorni d’oggi. I negozi erano saturi di titoli di successo come di Farming Simulator, Sim City o Rollercoaster Tycoon e di grandi prese in giro come Street Cleaning Simulator,  Railroad Tycoon e Surgeon Simulator. Goat Simulator si fece notare come un fulmine a ciel sereno per la sua stupidità quanto per la sua semplicità e piacevolezza di gioco. Un simulatore di capra non è stata una cattiva idea, se pensiamo che fu tutto nato per scherzo. Col senno di poi, possiamo vantare di aver giocato ad una trashata che ci ha lasciato un’espressione più simile ad un sorriso che ad un naso arricciato.

Poo flung doo

Ogni volta che parliamo di giochi indipendenti, non possiamo fare a meno di pensare alla funzionalità di un’idea in relazione con la sua semplicità. Poo Flung Doo (conosciuto anche come Hoo Flung Dung) è un platform indipendente basato su un elemento principale: gli escrementi.

Il gameplay ci porta nei panni di uno scimpanzè intento a sopravvivere in un mondo a bassa risoluzione pieno di nemici ostili, armato solo delle proprie espulsioni corporee. L’idea può risultare anche buffa e particolare, ma vi assicuro che come controlli è ingiocabile. Si può trovare ovviamente sulla piattaforma Steam ma per il vostro bene, stateci lontano.

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Duke Nukem Forever, 2011

Il caso di Duke Nukem Forever (2011) appartiene ad una pagina molto buia della storia videoludica.

Anni prima, all’uscita del suo predecessore Duke Nukem 3d (1996), il successo sul pubblico fu travolgente. Letteralmente, tutti quanti impazzirono per il nuovo supereroe americano, Duke Nukem, un biondone palestrato tanto abile ad uccidere quanto cafone, che racchiude in se l’intero campionario degli stereotipi sugli eroi americani. Con un personaggio così apprezzato ed un brand impeccabile come la 3d Realms era impossibile fallire. Quando si annunciò il seguito nel 1997 la gente fremette ma senza fare minimamente caso che quel progetto nascesse sotto una cattiva stella. In seguito infatti, tra fallimenti, ritardi di programmazione, errori di sviluppo ed una tecnologia videoludica che si stava evolvendo più velocemente di loro, il gioco uscì solo nel 2011. Inutile dire che fu un fiasco, visto il gamplay obsoleto (rimasto ad anni prima) e le aspettative distrutte da una trama inesistente. Il ritorno del duca fu un fiasco e i fans non furono mai premiati per l’attesa.

L’unica cosa che scelsero bene fu il titolo quando decisero di chiamarlo “Forever”.

Bubsy 3d , 1996

La Sony aveva appena annunciato l’inizio della sua avventura nel mercato videoludico e necessitava di un punto di riferimento, una mascotte, qualcosa che si avvicinasse a Mario per la Nintendo ed a Sonic per la Sega. Il primo goffo tentativo portò la Sony a puntare tutto su un personaggio già uscito in precedenza per NES e Sega ovvero Bubsy, un gatto arancione con una maglia bianca già considerato mediocre dai risultati delle vendite e dalla critica del pubblico.

Sviluppandone una versione 3d. Bubsy 3D fu scelto come portabandiera nell’universo Sony, lasciando perdere il fatto che il gioco aveva dei comandi legnosissimi, una grafica orribile, colori da farti cavare gli occhi ed il protagonista, Bubsy appunto, risultava stupido, odioso e inutile.

Menomale che nel 1998 si fecero perdonare con lo sviluppo di un vero personaggio che rappresentasse la Sony senza influenze esterne ovvero Crash Bandicoot che si rivelò un successo internazionale .

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Plumbers Don’t Wear Ties, 1993

Era il 1993, la tecnologia impazzava e le grandi aziende di elettronica si stavano sfidando in una console war senza precedenti. Ogni industria fece il suo tentativo, lo vediamo con la Apple con la console Pippin (grande fallimento globale), la Sony con la Playstation e la Panasonic con la sua 3do, una macchina potente ma fuori dalla portata delle tasche dei videogiocatori medi dell’epoca. Il 3do, come la Pippin dell’Apple, fu presentato come un prodotto d’Elite, promettendo e sfoggiando tecnologie senza pari nei diversi trailers presentati. Lo sfogo tecnologico comunque non si notò in titoli come Plumbers Don’t Wear Ties. Il gioco si presenta come un vero e proprio fotoromanzo rosa interattivo. Scelte multiple (finte) si alternano a cliches da telenovelas e scenette sul comico sessista.

Letteralmente fu una vergogna per l’intera industria videoludica ma vale almeno la pena di averlo conosciuto visto che l’assurdità con cui si presenta risulta addirittura affascinante.

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Shaq fu, 1994

Un gioco che nasce insicuro si poggia sempre su un grande brand o su un grande personaggio. Questo è il caso di Shaq Fu, gioco picchiaduro con protagonista niente meno che Shaquille O’neal. Gli incontri tra un campione dell’NBA in divisa e dei personaggi tipici dei fighting games rende forzatissima la presenza dello stesso O’Neal che lo fa sembrare un pesce fuor d’acqua.

Lo vedremo infatti combattere contro un principe orientale, un’amazzone, uno zombie, un maestro di kung fu, una donna gatto e altre assurdità. Lasciando da parte la bassa qualità del gioco, dove si è mai visto un picchiaduro dove puoi scegliere un personaggio solo? Ora come ora mi viene in mente solo il primo Street Fighter, quello brutto della saga. Il problema è che Shaq Fu fu presentato più di 10 anni dopo.

Superman 64

Come fa un videogioco basato su Superman a risultare brutto? Semplice, basta sviluppare un gioco come Superman 64, per Nintendo 64. Ci ricordiamo tutti quel periodo in cui tutto era seguito da “64”, solo per sottolineare la potenza della console. Chi si loda si imbroda, e se si parla di Superman 64 stiamo parlando di un vero e proprio minestrone. Non vedrete superman combattere in scontri avvincenti, salvare gente o sconfiggere antagonisti malvagi o almeno, non per gran parte del gioco. La voglia di proseguire passa subito, visto che il gioco si apre con un semplice percorso di volo da far fare a Superman attraverso a degli anelli. Va bene il tutorial, va bene far prendere la mano al videogiocatore, ma a quanto pare si sono pure dimenticati di dargli dei comandi decenti. La grafica inoltre risultò deludente persino per l’epoca.

Seaman

Quando non si hanno idee, per trovare delle valide alternative si cerca sempre di percorrere quella sottile linea che c’è tra lo sperimentale e la fesseria. Il progetto Seaman (1999) per Dreamcast poggiava su un concetto anche interessante, ovvero la cura di un animale domestico (puntando tutto sulla generazione reduce dalla Tamagochi-mania di metà anni 90). Totale interazione con l’animale, comandi vocali avanguardistici per l’epoca, grafica decente ed un ospite d’eccezione come narratore: Leonad Nimoy. Qual è il problema di questo gioco? Fa parecchio schifo. Non stiamo parlando banalmente del gameplay inesistente e dell’inutilità di certe funzioni, stiamo parlando di cattivo gusto. Le creature hanno la faccia umana, rispondono male, si accoppiano in modi alieni, tirano escrementi e muoiono in fretta. Hanno avuto anche il coraggio di farci un seguito (2007, PlayStation 2).

Hai altri videogiochi “horror” da segnalarci? Diccelo nei commenti!

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