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L’App Immuni e il rispetto delle regole sulla privacy

Pamela Naomi Pederzani 28 Aprile 2020

L’App Immuni e il rispetto delle regole sulla privacy

Coronavirus Immuni è l’app italiana, creata in collaborazione con il Centro medico Santagostino, che è stata scelta dal Governo per il tracciamento dei contagi. Servirà nella fase 2 a tracciare i movimenti delle persone, ma non sarà obbligatoria. Si potrà scaricare, su base volontaria, in modo del tutto gratuito da Google Play per sistemi Android o da Apple Stor per iOS. L’obiettivo è quello di contribuire alla lotta contro il Covid-19 in modo tempestivo, garantendo il rispetto della privacy dei partecipanti. Quest’ultimo è un punto fondamentale di discussione in merito a questa app.

Il Presidente del Consiglio, nel corso della sua informativa al Senago, chiarisce quali saranno le strategie per affrontare la Fase 2:

“Mantenere e far rispettare a tutti i livelli le misure per il distanziamento sociale, promuovere l’utilizzo diffuso dei dispositivi di protezione individuale fino a quando non saranno disponibili una specifica terapia ed un vaccino. E poi rafforzare le reti sanitarie del territorio come arma principale per combattere il virus e intensificare in tutto il territorio la presenza di Covid hospital come strumento fondamentale della gestione ospedaliera dei pazienti”. Riguardo l’app Immuni chiarisce: “Questa applicazione – lo dico chiaramente – sarà offerta su base volontaria e non su base obbligatoria. Faremo in modo che chi non vorrà scaricarla non subirà limitazione dei movimenti o altri pregiudizi”.

Su queste ultime parole, si è alzato un dibattito. Sono in molti a dubitare della sicurezza per la privacy di questa app, ed inoltre la scelta se installarla o meno non sembrerebbe un’opzione così volontaria. Ma vediamo meglio quali sono le otto regole stabilite dall’UE per tutte le app di contact tracing.

LE OTTO REGOLE DELL’UE

Sono forti i dubbi sull’effettivo livello di privacy che quest’app possa offrire, soprattutto dopo che è finita sotto l’indagine del COPASIR, il Comitato parlamentale per la sicurezza della Repubblica.

L’UE ha stilato otto regole ben precise per le app di contact tracing, affinché i dati raccolti siano attendibili, uniformi e interscambiabili a livello europeo. Vediamole insieme:

  1. Rispetto della privacy;
  2. Anonimato dei dati raccolti;
  3. Installazione volontaria, e cessione di utilizzo non appena non sarà più necessario;
  4. Sviluppo in collaborazione con il Governo e con le autorità sanitarie;
  5. Utilizzo di tecnologie non invadenti (sì bluetooth, no gps);
  6. Garanzia di interoperabilità con altre app, in modo che se qualcuno supera i confini, continuerà comunque a funzionare;
  7. Sviluppo seguendo i migliori standard epidemologici, di sicurezza informatica ed accessibilità;
  8. Sicurezza ed efficacia;

Una volta chiariti i punti, andiamo ad analizzare quelli, due in particolare, che sembrerebbero non essere rispettati.

INSTALLAZIONE SU BASE VOLONTARIA

Negli ultimi giorni non si è fatto altro che ripetere che l’installazione dell’app non è obbligatoria, tuttavia autorità e istituzioni non fanno altro che continuare a consigliarci di scaricarla. A questo si aggiungono tentativi di persuasione e persino autentiche minacce da parte del Governo, che ha fatto trapelare su molti media la volontà (illegale) di imporre limitazioni negli spostamenti a chi deciderà di non scaricarla.

RISPETTO DELLA PRIVACY

Immuni è stata scelta dal Governo come app per tracciare gli spostamenti perché non utilizza il sistema GPS, bensì quello Bluetooth. Questo garantirebbe il massimo rispetto della privacy perché non consentirebbe la localizzazione dei cittadini. Tuttavia, in queste ore molti esperti stanno approfondendo la questione, ed è emerso che esistono due tipi di modelli Bluetooth: uno centralizzato ed uno decentralizzato. Governo e autorità sembrerebbero voler utilizzare il primo modello, in cui i codici generati dagli smartphone quando vengono a contatto con un altro telefono sono caricati su un server controllato da un gestore, invece che essere conservati localmente sui cellulari. Questo comprometterebbe di fatto la garanzia sulla privacy.

L’app Immuni sembrerebbe dunque essere quindi solo l’inizio di una strategia più ampia del Governo per raccogliere dati ed analizzarli, anche perché sarebbe facile in futuro integrare un sistema GPS. In attesa di arrivare alla Fase 2, che sembrerebbe essere sempre più vicina, ci auguriamo che tutte le misure che verranno prese saranno in pieno rispetto dei cittadini.

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