Carole Cadwalladr lancia un allarme: la democrazia è in pericolo?

Alessandra Marrone 26 Febbraio 2020

Carole Cadwalladr lancia un allarme: la democrazia è in pericolo?

15 Aprile 2019, TED di Vancouver. Una famosa giornalista di nome Carole Cadwalladr suona un campanello d’allarme molto forte per la difesa della democrazia mondiale. Risveglia la popolazione da un lungo periodo di silenzio e torpore, e torna a far riflettere sul valore della democrazia ai tempi dei social network. Da come parlo sembra proprio che qualcosa sia già accaduto. Infatti è proprio così, facciamo un piccolo passo indietro.

Un piccolo riepilogo del caso Cambridge Analytica

 

Vi dice qualcosa il nome Cambridge Analytica? Ebbene si, fu proprio lei, Carole Cadwalladr, la cronista dell’Observer, che con un lavoro giornalistico memorabile, ha fatto delle rivelazioni molto importanti in merito allo scandalo che colpì Cambridge Analytica e Facebook. Era il 2018 quando la bufera colpì il colosso dei social network mettendo sotto i riflettori il tema della protezione dei dati personali degli utenti. La società di consulenza britannica, Cambridge Analytica, è stata accusata di aver utilizzato dati appartenenti a Facebook, per creare delle perfette profilazioni degli utenti target, da raggiungere con comunicazioni pubblicitarie mirate e orientate a sostenere la destra durante la campagna elettorale statunitense.

Il caso Brexit

 

Come dicevo all’inizio dunque, in occasione del Ted di Vancouver, la giornalista è tornata a parlare di questo argomento e, più in particolare, di come Facebook sia stato strategicamente e ingiustamente impiegato per orientare l’opinione pubblica verso la posizione “leave” durante la Brexit. Questa considerazione finale della giornalista, parte dall’osservazione della realtà inglese. In particolare il Galles, fa notare la Cadwalladr, è stato una dei paesi in cui si è registrata una percentuale più alta di voti favorevoli all’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. Chiedendo in giro quali fossero le motivazioni alla base del proprio voto, si è scoperto che i cittadini inglesi hanno una percezione completamente distorta dei dati sull’immigrazione e la presenza di stranieri sul territorio inglese. La maggior parte delle persone si mostrava infatti preoccupata per la presenza massiccia di stranieri nella propria città, in totale assenza tuttavia, di un reale motivo di preoccupazione in base a quanto riportato dalle statistiche ufficiali che evidenziano invece una scarsa presenza di persone provenienti da altri paesi su questo territorio britannico.

Il fenomeno delle filter bubble

 

Ma come è accaduto che le persone abbiano sviluppato questa distorta percezione della realtà? Ebbene non si può negare che, come sostenuto dalla giornalista, i social network abbiamo un forte potere impattante sulle nostre opinioni. Ogni giorno trascorriamo moltissimo tempo con in mano i nostri smartphone, scorrendo il feed delle notizie su tutti i social e costruendoci un’opinione dei fenomeni che accadono nel mondo, sulla base di quanto leggiamo e vediamo ogni giorno su queste piattaforme.

 

Ma, in tale contesto, vi capita mai di fermarvi e domandarvi se quanto vedete sui vostri telefoni sia esattamente ciò che vendono anche tutti gli altri? Pongo questa domanda perché Carole, proprio in occasione del TED, ci fa riflettere sul fatto che Facebook mette a disposizione dei potentissimi strumenti in grado di veicolare messaggi pubblicitari mirati a specifici target audience. Tuttavia fin qui tutto bene, se non fosse che nessuno di noi può tener traccia di tutto quello che appare sul proprio feed: ogni bacheca di ogni utente, è infatti diversa da quella degli altri, eppure tali feed non vengono memorizzati e pertanto nessuno di noi può sapere cosa vedono le altre persone che utilizzano il social. Non tenere traccia di quanto viene mostrato agli utenti, permette numerose possibilità a Facebook, come quella di condividere messaggi pubblicitari per la cui spesa venga oltrepassata la soglia massima che dovrebbe essere garantita per legge nei diversi paesi. In secondo luogo poi, Facebook ha la possibilità di veicolare, potenzialmente, notizie false che alimentino determinati timori degli utenti, ben noti a coloro che analizzano e gestiscono i dati, e incitino all’odio quelle persone che mostrino già una qualche predisposizione nei confronti delle tematiche molto care alle destre politiche di tutto il mondo. Infine, non dimentichiamo che Facebook, l’unico che potrebbe fornire informazioni e dati circa quanto viene mostrato agli utenti giornalmente, ha sempre scelto il silenzio, anche di fronte al Parlamento britannico.

 

In sintesi, scegliere cosa fare vedere e a chi, non è da poco, tutt’altro. Avere questo potere significa influenzare e plasmare l’opinione pubblica su temi anche molto delicati, rischiando di far crollare completamente quel sistema democratico per il quale molti paesi hanno combattuto nella storia.

 

È sulla base di tutte queste riflessioni che la giornalista, con apprensione, si rivolge agli “dei della Silicon Valley”, chiedendo loro:

è questo quello che volete? È così che volete che la storia si ricordi di voi? Come le ancelle dell’autoritarismo che sta crescendo in tutto il mondo?”

Infine, si rivolge anche a noi utenti, chiedendoci: 

è questo che vogliamo? Che la facciano franca mentre noi ci sediamo per giocare con i nostri telefonini, mentre avanza il buio?”

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