I MIGLIORI E I PEGGIORI LOGHI DEL 2019

Mattia Finardi 13 Gennaio 2020

I MIGLIORI E I PEGGIORI LOGHI DEL 2019

Il 2019 è stato un anno molto interessante per il mondo del branding, ci sono state varie novità, alcune positive e altre meno; qui sotto analizzeremo insieme i migliori e i peggiori loghi del 2019.

UNA SELEZIONE DEI MIGLIORI E I PEGGIORI LOGHI DEL 2019

Il branding, i loghi e la comunicazione in generale sono argomenti spesso chiacchierati sia dagli addetti del settore che non quindi: premessa.

In questo articolo parleremo dei migliori e peggiori casi di rebranding / logo update del 2019 secondo il nostro punto di vista: i gusti sono gusti, quindi questo sarà unicamente un parere personale!

I loghi presi in considerazione di cui parleremo sono i migliori e i peggiori nel panorama internazionale appartenenti a brand molto conosciuti, di conseguenza anche quelli che consideriamo i peggiori, avranno sicuramente un’alta qualità ma, semplicemente, non hanno soddisfatto pienamente le nostre aspettative.
Ah, per chiudere, scusate le inevitabili ripetizioni ma non ci sono molti sinonimi della parola “logo”.

Bene, cominciamo.. con i peggiori in ordine casuale.

1. ZARA

i migliori e i peggiori loghi - zara rebranding

Uno dei loghi più chiacchierati del 2019 è stato sicuramente quello del brand di moda spagnolo, ma perchè?
Nel 2018 sono stati molti i brand del mondo fashion che hanno dato una svolta al loro logo, spesso distaccandosi nettamente dall’estetica precedente (vedi Burberry o Saint Laurent), optando per una linea più chiara, leggibile e minimal.

i migliori e i peggiori loghi - fashion_rebranding-1

Questo perchè il futuro (e forse anche già il presente) della comunicazione e del commercio passerà per il digitale e un logo con mille ghirigori messo in un angolo dello schermo di un cellulare non è molto leggibile. Di conseguenza tutti gli aspetti della comunicazione stanno prendendo sempre più una piega flat e molto pulita (colori, font etc.) Il nuovo logo di Zara fa il percorso inverso. Diminuisce la leggibilità, invece che dare spazio e aria alle lettere, le schiaccia una contro l’altra (allo stesso modo dei vestiti appesi nei loro store) dando un’estetica più cheap.

La comunicazione e l’applicazione create intorno al logo sono interessanti e di qualità ma questo non toglie tutti i difetti sopra elencati.

2. KIA

i migliori e i peggiori loghi kia_new_logo_rebranding-1

Questo rebranding ha molti aspetti positivi, ma gli aspetti negativi gravano molto di più sul risultato finale (il logo, per ora, non è stato ancora ufficializzato e non verrà applicato su tutte le auto dell’azienda ma probabilmente solo su una specifica linea di queste).

La cosa sicuramente positiva è il coraggio e l’astuzia che l’azienda ha avuto scegliendo un logo come questo: futuristico e diverso da tutti gli altri loghi del suo settore.

Pian piano, anche grazie a Tesla e all’avvento dell’elettrico, molti loghi automobilistici stanno optando, come per il mondo della moda, per un’estetica leggera, immediata e con lo sguardo verso il futuro (come Volkswagen per esempio, ops… spoiler) e non più verso la storia del brand. I loghi degli anni 90/primi 2000, quando le case automobilistiche dovevano comunicare sofisticatezza e affidabilità tramite la resa realistica del logo cromato, che potesse dar forma, peso e spessore ad un logo che diventa così adatto ad un pubblico maschile, sono ormai del passato. Ora che il mondo femminile si sta sempre più avvicinando alle automobili e la resa realistica di un logo non ha più alcun effetto in un mondo dove l’iperrealismo digitale è ovunque, ecco che arrivano colori piatti, loghi più astratti e forme più semplici, oneste.

Da questo punto di vista Kia si è mossa benissimo: un unico colore piatto, forme sinuose e geometriche allo stesso tempo, semplici, con uno slancio al futuro. Ha scelto una direzione giustissima ma senza centrare in pieno l’obbiettivo. Il problema con questo logo sta nell’iconicità. “Ma come!? Hai appena detto che è un logo innovativo e unico nel suo settore!”.  Mi spiego.

Il nuovo logo ha una bella forma, è bello, ma non è adatto per essere un logo automobilistico. Non è immediatamente riconoscibile come per i cerchi di Audi o la “v” e “w” di Volkswagen, non ha una forma abbastanza semplice e immediata da essere riconoscibile anche su una vettura in movimento, non ti rimane impressa e la leggibilità non aiuta nemmeno. A prima vista sembra una forma astratta, solo in seguito si coglie la scritta. Questa non è necessariamente una cosa negativa, purchè la forma astratta che decifriamo inizialmente sia molto iconica e d’impatto, cosa che a nostro parere non è.

Quindi apprezziamo molto il coraggio e la visione di Kia, ma per noi è un no.

3. FACEBOOK

i migliori e i peggiori loghi facebook_new_logo_rebranding-1

Per Facebook parliamo di un mondo diverso, esigenze diverse e anche critiche completamente diverse.
Le nostre critiche, infatti, non saranno riguardo a forme, leggibilità o colori ma verso una scelta che non ha niente a che fare con l’estetica.

Nel 2019 l’azienda Facebook ha deciso di fare ordine cercando di specificare di possedere 3 applicazioni diverse: Facebook, Instagram e Whatsapp. Diversamente da quanto si potrebbe dare per scontato quindi, non è propriamente l’applicazione Facebook a possedere le altre due applicazioni ma un’unica grande azienda a possedere tutte e tre, mettendo in questo modo FB sullo stesso piano delle altre due applicazioni.

Per fare questo, l’azienda Facebook ha creato un logo ad hoc, indipendente quindi dalle 3 applicazioni che possiede. Ed è qui che arriva il grande problema: vedere 2 loghi formati dalla stessa parola ma con forme e colori differenti destabilizza, e non poco. Sorgono immediatamente molte domande alle quali è difficile dare una risposta: che differenza hanno? Quale è la più importante? Perchè tutto questo?

Il problema sta quindi alla base della comunicazione, i due loghi si sovrappongono e si ostacolano. Probabilmente per problemi legali o per chissà quale motivo Mr. Zuckerberg non ha potuto o non ha voluto differenziare il nome dell’azienda da quello dell’applicazione.

Sensato il tentativo di adottare le tre colorazioni di ogni app, molto buona l’estetica generale del logotipo e font azzeccato, ma non è abbastanza.

Ok, le note dolenti sono terminate, ora passiamo ai migliori loghi del 2019.

1. VOLKSWAGEN

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Il discorso fatto per Kia vale anche qui e la casa automobilistica tedesca lo comprende e colpisce in pieno sotto tutti i punti di vista. Mantenendo il logo tradizionale ormai conosciutissimo e apportando pochi cambiamenti, il risultato finale è di grande effetto e assolutamente in linea con quello che sarà il futuro della comunicazione visiva.

La modifica principale apportata al logo è sicuramente quella del colore: una tinta piatta blu notte molto elegante fa presto dimenticare l’aspetto cromato ormai troppo legato al passato del vecchio logo, passando da una resa 3d ad una bidimensionale. Con questa scelta il passo più importante è stato compiuto ma le modifiche che rendono questo logo raffinato e di alta qualità sono altre.

Il cerchio esterno viene assottigliato leggermente, lasciando le linee interne più presenti. I punti di intersezione sono netti in alcuni casi e smussati in altri, creando una forma che volge lo sguardo verso un’estetica più organica, rimanendo comunque molto legato alle forme geometriche. Infine, una delle modifiche più importanti è lo spazio presente tra i due vertici inferiori della “W” e il cerchio esterno. Grazie a questo, le linee interne hanno modo di respirare e di avere uno spazio proprio all’interno della cornice in cui sono racchiuse.

Per impacchettare al meglio questo nuovo logo, la casa tedesca adotta un buona comunicazione del brand. Il punto forte è però l’applicazione del marchio al prodotto finale: il tutto è in linea, semplice e in funzione uno dell’altro, il logo risalta molto bene, e la finitura del materiale scelto è ancora una volta azzeccata.

2. DESIGUAL

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O dovremmo dire Laugised? Il brand basa la sua forza sull’andare contro corrente ed è proprio da questo ideale, portato all’estremo, che nasce il nuovo logo.

Desigual azzarda qualcosa probabilmente mai tentato prima, almeno per un brand internazionale, e sinceramente è anche l’unico a poterlo fare. La scelta di invertire l’ordine e la direzione delle lettere del logotipo è un qualcosa che sicuramente a molti avrà fatto storcere il naso ma era in parte l’obiettivo che il brand voleva raggiungere, incarnando appieno lo spirito e la filosofia dei suoi capi: “Io sono così, e non me ne frega niente”. Al contrario le persone che apprezzano il nuovo logo si sentiranno ancora più legati al brand, continuando in modo sempre più convinto a sposare la filosofia che i vestiti vogliono esprimere.

Osservando dal punto di vista tecnico il logo, possiamo notare alcuni accorgimenti presi per aumentare e facilitare la leggibilità che, come ben notiamo, è il primo ostacolo da superare. Prima di tutto, il font scelto è un bastoni estremamente semplice e chiaro, la distanza fra le lettere viene aumentata, dando lo spazio giusto ad ognuna di queste di respirare e mostrarsi in modo chiaro, facilitando la leggibilità anche da lontano. Infine un particolare fondamentale che porta l’occhio a leggere quasi automaticamente la parola nel verso opposto, è il punto posto all’inizio sulla parte sinistra del logotipo. Chiaramente, essendo il primo carattere ad essere letto, annuncia immediatamente che qualcosa non va, il cervello capirà così di invertire il senso di lettura velocizzando il procedimento.  Il logo è inoltre aiutato dalla riconoscibilità del brand, noto per capi molto appariscenti con pattern colorati e ricchi, spesso riconoscibili anche senza il marchio applicato.

La comunicazione costruita intorno al logo è azzeccata: l’idea delle scritte invertite viene applicata a tutto il resto della comunicazione come poster e vetrofanie con un copy ancora più azzeccato composto da varie frasi d’effetto, una su tutte: “Forwards is boring” (traducibile malamente in: “Andare in avanti è noioso”) creando così un filo di forte coerenza e riconoscibilità tra logo e sistema di comunicazione.

desigual_rebranding_pouch

desigual_rebranding_poster

Insomma, questo rebranding, che piaccia o no, è unico e decisamente riconoscibile, applicato in modo corretto e sfruttato al meglio, quindi da parte nostra supera alla grande il test dei migliori loghi del 2019.

3. MASTERCARD

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Arriviamo ora all’ultimo e forse al tempo stesso più importante ma meno interessante fra quelli visti precedentemente, parliamo dell’approdo di MasterCard all’olimpo dei loghi più famosi della storia, cioè quei loghi che senza l’ausilio di alcun logotipo o scritta di accompagnamento, sono in grado di comunicare tutta la filosofia di un brand rimanendo assolutamente riconoscibili.
Esatto, nel 2019 MasterCard toglie definitivamente il logotipo, rendendo ancora più iconico un logo che fa della semplicità la sua forza: 2 cerchi uniti in segno di scambio, supporto e affidabilità, un gesto fisico diventa così astratto potendo così comunicare 1000 altri gesti e emozioni diversi da quello originale.

Chiudiamo così la nostra lista dei migliori e peggiori rebranding del 2019, sperando di avervi fatto scoprire qualcosa di nuovo o avervi anche solo dato spunti che prima non avevate.

A questo punto non ci resta che aspettare la fine del 2020 e prepararci alla prossima classifica.

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