IL MARKETING DEL MADE IN ITALY

Eleonora Francesca Grotto 11 Dicembre 2019

IL MARKETING DEL MADE IN ITALY

Il made in Italy rimane uno dei principali traini della nostra economia, per questo diventa sempre più importante comprendere il modo in cui il marketing può supportarlo e veicolarlo anche nel resto del mondo, attraverso strategie di marketing efficaci e ben definite.

Capita però a volte che il termine stesso “Made in Italy“, non sia altro che uno specchietto per le allodole, una tattica di marketing per ingraziarsi i favori e la fiducia del proprio pubblico di riferimento.

Come fare a distinguere tra le diverse situazioni?

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MARKETING A SERVIZIO DEL MADE IN ITALY VS MADE IN ITALY AL SERVIZIO DEL MARKETING

MARKETING A SERVIZIO DEL MADE IN ITALY

Con Made in Italy, si intende la produzione di prodotti sul suolo nazionale, che rispettino determinati parametri come per esempio una perfetta realizzazione industriale, una particolare qualità delle materie prime (la cui lavorazione dovrebbe sempre avvenire in Italia), oltre che la cura di ogni dettaglio del prodotto.

Il 1º maggio 2016, a tal proposito, è entrato in vigore il nuovo Codice Doganale dell’Unione, che prevede che solo ed esclusivamente i prodotti progettati, fabbricati e confezionati in Italia possono definirsi “made in Italy” o “100% made in Italy”. 

E’ all’interno di questa situazione, ovvero quella in cui i prodotti che vogliamo proporre, pubblicizzare e commercializzare in tutto il mondo sono effettivamente in regola e prodotti in Italia, il marketing diventa fondamentale per fare in modo che la nostra produzione possa avere anche all’estero l’attenzione che merita.

Questo a volte può voler dire che ci potrebbe essere la necessità di andare a creare nel mercato che si vorrebbe conquistare, una necessità che prima non c’era, facendo conoscere le virtù di un determinato prodotto o mettendone in luce i vantaggi rappresentati dal possederlo.

MADE IN ITALY AL SERVIZIO DEL MARKETING

Cosa succede invece quando aziende e prodotti si identificano come Made in Italy, ma ad essere riconducibile al nostro paese è al massimo la ragione sociale dell’azienda?

Negli anni, abbiamo assistito a due tipologie di situazioni, quella in cui ad essere definiti così erano dei prodotti che in realtà avevano poco o niente di italiano (materie prime derivanti da altri paesi, piuttosto che produzioni che non rispettavano i canoni necessari per rientrare in questa categoria) e quelli che invece possono rientrare a pieno titolo nelle falsificazioni.

In entrambi questi casi, il concetto di Made in Italy, diventa un sistema per rendere maggiormente appetibile un prodotto, all’estero, ma anche in Italia, facendo sembrare che questo sia genuino, curato e soprattutto, locale.

Tecnica che evidentemente, pare funzionare per trarre in inganno i consumatori meno attenti; infatti risulta che già nel 2018, il mercato del falso Made in Italy abbia registrato un preoccupante aumento del 70%.

Ci troviamo infatti davanti a quella che viene definita “pubblicità ingannevole

Compito di chi fa marketing però, è ricordare che la lealtà deve essere sempre duplice e  che oltre agli obiettivi di vendita, esiste la reputazione di un brand e la fiducia dei consumatori, cosa che una volta persa, diventa quasi impossibile da riconquistare.

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