Love, Death & Robots

Alessandra Marrone 22 Marzo 2019

Love, Death & Robots

Netflix ha sorpreso tutti con l’uscita di una serie tv che si discosta completamente da quelle che siamo abituati a vedere sul maggiore sito di streaming. Si tratta di “Love, Death & Robots”, la serie tv che si compone di 18 episodi di durata brevissima, compresa tra i 5 e 17 minuti. Gli episodi non seguono un preciso ordine logico, hanno cioè uno stampo antologico in cui i personaggi e le trame di ciascun episodio non sono legati in nessun modo a quelli presentati negli altri episodi.

Una tipologia di serie televisiva come questa, ha permesso a Netflix di giocare sull’ordine di presentazione degli episodi: la sequenza cambia in base all’account dell’utente con cui si sta visionando il telefilm. L’utilizzo di una strategia di personalizzazione dei contenuti non è nuova in casa Netflix, ma gli spettatori più attenti che hanno subito notato questa particolarità, hanno sospettato che i criteri scelti per ordinare gli episodi siano legati a informazioni di natura strettamente personale come le preferenze sessuali degli utenti o la loro etnia. Netflix tuttavia ha smentito queste credenze dichiarando che si sia trattato di semplici test per cui sono state realizzate 4 diverse sequenze episodiche:

We’ve never had a show like Love, Death & Robots before so we’re trying something completely new: presenting four different episode orders. The version you’re shown has nothing to do with gender, ethnicity, or sexual identity — info we don’t even have in the first place.

Questa serie televisiva del tutto originale rappresenta un tentativo di donare trame e avventure mature anche a personaggi e storie che fanno comunemente parte del mondo fantasy. Si tratta infatti di una serie tv pensata per gli adulti e realizzata per coniugare la passione di molte persone nei confronti di due grandi mondi: quello fantasy e quello dei videogiochi.

La serie tv è stata prodotta da David Fincher e Tim Miller. In questa nuova serie televisiva è stato coinvolto anche uno dei più famosi studi di animazione al mondo, Blur Studio, il quale si è occupato della supervisione dei vari progetti e in questo suo importante compito ha deciso di giocare con la creatività e puntare su un unico prodotto dato però dalla fusione di tre diversi stili di animazione che comprendono computer grafica, fotografia e disegno.

 

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L’apporto di ciascuna di queste tre tecniche varia in base all’episodio che prendiamo in considerazione: alcune storie fanno completamente affidamento sul disegno, mentre altre sono visivamente più complesse e vedono appunto anche l’inserimento di elementi di computer grafica e fotografia.

Vi è tuttavia un elemento che unisce tutti gli episodi realizzati e prodotti dallo studio di animazione Blur, ovvero il decisivo affidamento operato sul motore di rendering V-Ray.

 

Chaos Group V-Ray

Questo motore di rendering è stato infatti impiegato diffusamente durante il processo creativo. Una delle principali capacità fornite da V-Ray è quella di restituire un risultato stilizzato e fotorealistico. Per ottenere questo risultato normalmente si spenderebbe infatti moltissimo tempo per ricercare il light balance, ovvero l’ equilibrio delle luci nella scena. Grazie dunque a sistemi di rendering come V-Ray è possibile ottenere un risultato ottimale senza dover effettuare continui tentativi.

“Ci ha dato il pieno controllo su tutte le luci uniche nelle nostre scene “, ha dichiarato Chris Bedrosian, Supervisore CG di Sonnie’s Edge.

Anche quando si voleva ottenere un posizionamento delle luci coerente e un risultato illustrativo e non fotorealistico, l’ausilio di un motore di rendering si è reso molto utile: grazie a questo è stato possibile riuscire a “rompere” la realtà delle luci ed ottenere l’effetto desiderato.

 

Come fa ad essere così veloce?

La velocità è stato un elemento altamente facilitante del lavoro in quanto permetteva di restituire un feedback in tempi brevissimi relativamente all’atmosfera e all’illuminazione all’interno delle quali si svolgeva l’animazione.

Per garantire un totale controllo sui tempi di rendering, il motore V-Ray si avvale di diverse scorciatoie, ovvero algoritmi che attraverso dei calcoli anche approssimativi riescono ad elaborare e simulare la diffusione della luce. Tra questi algoritmi troviamo per esempio la coppia vincente Irradiance Map e Light Cache. Entrambe rientrano nei metodi di calcolo approssimativi (approximate – biased methods) che se settati in maniera corretta, permettono di ottenere immagini fedeli, con pochi artefatti in poco tempo.

Nonostante tutte le opportunità che un motore di rendering rappresenta, il suo utilizzo comporta tuttavia alcuni svantaggi: occupano tanta memoria di sistema e il settaggio completo risulta molto complesso.

 

Altre applicazioni del motore di rendering: caso Ikea

V-Ray ha in realtà trovato diversi campi di applicazione, in particolare quello architettonico e immobiliare.Lo ritroviamo per esempio nella famosa azienda svedese IKEA, dove parte del suo successo è legato alla produzione di cataloghi che contengono immagini perfettamente studiate, così da facilitare l’immaginazione delle persone nell’inserimento dei prodotti all’interno delle proprie abitazioni.

Per ottenere questo risultato IKEA si è servita di un approccio ibrido che fa affidamento in parte su fotografie scattate in un apposito set e in parte su immagini realizzare in computer grafica.

La velocità di calcolo e il fotorealismo sono le due principali ragioni che hanno indirizzato la scelta del motore di rendering verso V-Ray. Tuttavia questa scelta rappresenta una buona opportunità anche in termini economici poiché realizzare un set in digitale è molto meno dispendioso di un allestimento realizzato in un apposito spazio.

 

 ikea_vray

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